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Blog di un ipocondriaco poliedrico.

Pratica&Teoria

Posted by taro On June - 29 - 2007

Scuola di AteneTipico dilemma, meglio la pratica o la teoria? Voi per cosa tifate?
O meglio, secondo voi, perchè mi faccio certe domande? Bene, forse sarebbe il caso di partire prima da questa domanda, e poi giungere alla prima.

Questa sera parlavo con dilog (pic) riguardo la storiella della locandina, e in due secondi mi ha buttato giù tante idee, magari confuse, ma se avesse avuto due minuti di più mi avrebbe fatto un tutorial su come farla. Ma “come ci riesce”?

Ricollegandomi al mio post “Lo Zen e l’arte del disegno”, mi sento di poter affermare che più progredisco nella tecnica, più spesso mi capita di “pensare vettoriale”, ho quindi un più stretto collegamento mentale fra forme e realtà, ma non ho quella conoscenza pratica che invece Dilog ha, che gli permette di tradurre in disegno ciò che vede. Facciamo un esempio, io cercavo di creare un logo e lo vedevo elegante, con una scrittura particolare e qualcosa che collegasse il logo all’evento, lui mi ha detto “Font calligrafico, sfumatura rossa-bordeaux nero, bordo bianco ma sottile e ombra esterna”. Perfetto, elegante. Da quest’incipit ho aggiunto una silouette del paese visto da sotto le mura, color nero antracite che inserito sotto al logo lo rende molto fluido.

Quindi siamo punto e accapo, nelle arti grafiche vale più la teoria o la pratica? O forse in questo campo abbiamo un concetto (no, non c’entrano nulla gli sfighi in questo caso) diverso riguardo cosa sia la pratica e cosa la teoria. Il confine che separa la conoscenza degli strumenti di lavoro e il loro pratico utilizzo, è molto labile se riunito in una persona che è capace di poter rendere reale ciò che vede. Ed è questa la differenza fra me (wannabe) e dilog (be), io vedevo le caratteristiche semantiche del logo che desideravo, lui vedeva le stesse, ma, in aggiunta aveva la teoria che gli permetteva di saper comunicare, la conoscenza teorica degli strumenti a disposizione e la conoscenza pratica del loro utilizzo e del loro effetto una volta combinati assieme.

In conclusione, grazie Gabriello per avermi dato conforto ieri notte. A domani per il tread sulla locandina che finalmente può dirsi conclusa, l’avrei pubblicata oggi, ma qualcuno si meritava un post di venerazione dopo una serata finita alle 2 di notte per aiutarmi.

  1. frsk Said,

    Questa sera parlavo con dilog (pic)
    per me il post è finito qui.
    No poi ho continuato,beh è un po una catena no?teoria e pratica,un po l’esercizio di matematica che se non sai la regoletta,la scappatoia non puoi fare.
    io sono un wanna wannabe :\

  2. dilog Said,

    sebbene in questo momento io abbia cose ben più importanti e remunerative da fare piuttosto che stare qui a scrivere il mio pseudo-pensiero… non posso proprio esimermi, se non chè per la lusinghiera citazione… (mabaff…)

    allora, tarallo, quello che tu hai evidenziato del mio “approccio” alla tua locandina è, per un “grafico cazzuto”, quanto di più esacrabile si possa manifestare… mente, per un “wanna be grafico”, al contrario appare quasi come una dote straordinaria..

    ma spieghiamoci meglio:

    quello che ho fatto io, mentre mi parlavi della locandina, è stato un rapido processo mentale che avviene AUTOMATICAMENTE… e tanto più velocemente quanto più è “d’esperienza” il grafico in questione…. ovvero quello di ricondurre tutto a degli “stilemi” già in proprio possesso (possesso subconscio?)

    ovvero, mentre tu mi parli di “locandina…” nella mia testa, spontaneamente e rapidamente, passano in rasegna tutti i 40/50 tipi di locandine che ho osservato lungo la strada questa settimana… tutti i 10/20 tipo di locandine che in passato ho realizzato…. tutte le “locandine” che mi sono piaciute e rimaste impresse…. e sono passati quindi 2 secondi…

    poi mentre procedi con “..ci deve stare la foto del campanile”, mi scorrono in testa i 20/30 modi con cui ho arrangiato in passato una foto in una locandina con titolo e programma… foto a sx e testo a destra… foto sopra in testata e programma sotto…. foto a desrra e stacco su fondo bianco per programma… foto di sfondo… e tutte le altre 50 soluzioni provate/viste/studiate/piaciute/metabolizzate….

    e così via… mentre tu parli, in testa compongo la mia idea di locandina “adatta allo scopo”.

    ecco, ora, questo processo, che mi fa partorire una locandina in 4 secondi, agli occhi di un “wannabe” è una figata… agli oggi di un grafico cazzuto è una “sfigata”, perchè non c’è nulla di peggio per un grafico che ricorrere al “mestiere”.

    il mestiere da una parte accellera, da una parte ti permette di lavorare, da una parte ti permette di creare soluzioni grafiche ben bilanciate e facilmente “consumabili” anche dall’uomo comune senza alcuna difficoltà di “lettura grafica” e comprensione…

    dall’altro APPIATTISCONO TERRIBILMENTE la propria “capacità di fare”… si rischia l’assuefazione, si rischia il non saper inventare più nulla di niuovo, di accattivante…si rischia di fare e rifare sempre la stessa cosa

    è un equilibiro, un equilibrio da mantenere. tra la “sgamatezza di mestiere” e la “voglia di fare, di creare, di fare qualcosa di cazzuto”.

    io personalmente stò combattendo una dura lotta con me stesso contro questa stronza di attitudine a “creare tutto a mente, al volo”, perchè stò riocandendo sempre negli stessi processi mentali, e questo mi scazza.

    non è facile, e l’ho cominciata da poco… staremo a vedere.

    PS: chiaramente per le tue locandine merdose applicheràò sempre il concetto dei 4 secondi, figurati se mi sforzo a “partorire” per te…. :nod:

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